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Salvo BOMBARA



La fotografia di Salvo Bombara è pura “estasi” visiva; è una dimensione misteriosa e affascinante, un sublime spettacolo narrativo che trascina l’uomo nella grandezza sconosciuta dello “spazio marino” dove la realtà nota svanisce, sopraffatta dall’ignoto e dalla mancanza di qualsiasi punto di riferimento.

I raggi di luce, che cercano di penetrare in profondità come spade “divine”, squarciano le tenebre marine rischiarando la presenza umana in tutta la sua solitudine e nudità esistenziale. E l’immersione dell’uomo è la protagonista; il processo di caduta nelle “acque della liberazione” e la relativa “scarcerazione” da una condizione personale spesso costrittiva diviene, attraverso un processo di purificazione individuale, causa necessaria di una condizione rinnovata e altra dalla precedente.
Una immersione e una immaginaria risalita carica di una nuova consapevolezza; un incontro chiarificatore con se stessi che precede una rinascita personale.
Simile allo spazio siderale, le profondità marine sono luogo di silenzio e straniante solitudine; luogo meditativo, di riflessione, sospeso, privo di quella gravità che pesa sulle spalle dell’uomo e lo costringe ad essere saldamente piantato per terra. Quì invece il corpo si fa leggero, il peso dell’esistenza svanisce e la dimensione corporale diviene meno preponderante, meno reprimente; una leggera “insostenibilità dell’essere” si libera.
Assolutamente da sottolineare i meravigliosi effetti di luce generati, i tagli delle immagini effettuati, la costruzione generale del tutto complessivo insieme alla profonda significatività intrinseca della fotografia di Salvo Bombara capace di dar vita a scenari e narrazioni  così altamente emozionanti e originali.
Una fotografia che vuole e sa sperimentare. Allo stesso modo dei protagonisti delle sue immagini il fotografo si immerge in territori creativi fortemente instabili, densi di trappole  insidiose, “zavorre” che ne potrebbero precludere la risalita. Salvo Bombara però dimostra di sapersi muovere con assoluta certezza e padronanza in quei territori e spazi che sono propri dell’Arte risalendo  fiero e appagato in superfice.
(V.P)






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