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"To the Northwest"-"Unreal"
Fotografie di Giacomo Infantino

L’uomo post moderno, stretto nel conflitto tra locale e globale ( provincia e metropoli) che si percepisce come cittadino del mondo, vacilla nella sue deboli certezze generate da una società contemporanea creatrice di falsi miti, falsi profeti e  illusioni di massa.







Giacomo Infantino racconta l’uomo contemporaneo, la sua inquietudine e quell’ onnipresente senso di insoddisfazione esistenziale che lo accompagna per tutta la vita. La sua fotografia rappresenta personaggi in cerca di qualcosa, (forse un autore?) che indossano “abiti” a loro imposti dalle convenzioni e con i quali “vanno in scena” ogni santo giorno.  
La vita, il Mondo come un immenso palcoscenico o film nel quale tutti sono attori intenti a recitare una parte, tormentati dentro da personalità e caratteri diversi, divergenti da quelli indossati ed accettati per la sopravvivenza in società. Gli ambienti notturni, freddi, disabitati assumono le sembianze di veri e propri set cinematografici nei quali le poche presenze ritratte si ritrovano immerse in oscuri scenari che contribuiscono alla formazione e alla percezione di una densa atmosfera spersonalizzante e di estrema solitudine. Qui i personaggi si trovano allora a fare i conti con la propria parte oscura, con i propri fantasmi, in un confronto solitario, senza l’aiuto di nessuno, in un ambiente vivo, illuminato da luci “aliene” che sembrano preannunciare incontri con “nuovi messaggeri” e rivelazioni di altri mondi.
Il  ruolo e l’importanza del paesaggio nella fotografia di Giacomo Infantino non può non essere preso in considerazione; ambienti e vedute naturali, quelli della provincia italiana, che si collocano fuori del contesto cittadino rappresentano e rimandano ad una certa idea di verità. Alla città, luogo artificiale, progettato e costruito, luogo ingannevole nel quale è esasperata quella attorialità caratteristica degli individui che la popolano, si contrappongono luoghi semplici, spesso noiosi, essenzialmente isolati e disabitati. Qui l’uomo non ha distrazioni effimere ma tempo da riempire. La provincia quindi, luogo che si colloca ai margini della modernità, delle metropoli globali del caos, si configura come un non luogo, una specie di limbo nel quale riflettere. Le presenze anonime che sono immerse in un tempo sospeso, immobile appaiono naturale prosecuzione di questa dimensione, smarrite e disumanizzate nelle espressioni e atteggiamenti, prive di un senso di speranza che le pervade, concentrate su un’autoriflessione profonda.
E’ quindi una fotografia tutta rivolta all’interno quella di Giacomo Infantino, che riesce a umanizzare quei grandi interrogativi esistenziali che tutti si pongono in certi momenti particolari. L’uomo post moderno, stretto nel conflitto tra locale e globale ( provincia e metropoli) che si percepisce come cittadino del mondo, vacilla nella sue deboli certezze generate da una società contemporanea creatrice di falsi miti, falsi profeti e  illusioni di massa. Il risultato è quindi un cortocircuito esplosivo tra realtà e finzione, tra quello che un individuo realmente è e quello che vorrebbe e crede di essere.
La società dei consumi, con i suoi strumenti e tecniche narrative lavora per instillare nell’uomo il raggiungimento di certi standard globalmente riconosciuti attraverso l’acquisto di beni ma il processo di ridefinizione costante dell’asticella porta l’uomo all’impossibilità del loro raggiungimento e a fare i conti con l’amara realtà. L’uomo vacilla, scopre il suo vuoto, si trova improvvisamente solo, in territori conosciuti che di sorpresa assumono “connotati” nuovi, da decifrare e interpretare un’altra volta attraverso un nuovo sguardo e nuova sensibilità. “To the Northwest” e “Unreal” sono quindi narrazioni sull’uomo contemporaneo, di storie comuni nelle quali tutti si possono identificare. (V.P)


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