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Simone PASTORINI
"Broken"
Ero tutto e poi fui niente
"Broken", il progetto fotografico di Simone Pastorini, riesce a trasformare una riflessione intima, malinconica e dolorosa, incentrata sulla perdita e sull'invecchiamento dei legami familiari in un linguaggio visivo rigoroso, elegante ed universale. Le crepe, le radici e gli orizzonti sfumati alludono certamente alla transitorietà e scomparsa dell'esistenza, ma è il gesto stesso di fotografare e comporre che diviene il pilastro con cui trattenere e dare forma a ciò che altrimenti andrebbe perduto e dimenticato. E' la Fotografia quindi che riesce a dare una certa parvenza di permanenza alle cose, a strapparle all'inesorabile scorrere del Tempo e Il linguaggio fotografico di Simone attraverso la scelta di un bianco e nero profondo, materico, denso di sfumature e di forti contrasti di luce, procede nel togliere ogni distrazione aneddotica o temporale alle fotografie, isolando gli elementi in un territorio indefinito e sconosciuto, dalle connotazioni non propriamente fisiche e geografiche ma assimilabili più propriamente alla dimensione del vissuto personale.
Le texture minerali, la pietra incisa, le crepe visibili sulla roccia e le fessure verticali sembrano agire come metafore dirette della vulnerabilità e dell'invecchiamento. In Broken quindi, la degradazione della materia non è una semplice scelta estetica o un pretesto formale ma il motore semantico e concettuale dell'intero progetto; è linguaggio concreto attraverso il quale l'idea astratta del "tempo e dell'impermanenza" prende forma visibile e sensibile.
La materia che si sgretola, si fessura o si consuma diventa qui una potente proiezione psicofisica: l'autore, di fronte a un dolore o a una paura troppo astratti ed emotivamente sopraffacenti (la perdita, l'invecchiamento dei genitori, l'oblio), trasferisce involontariamente ( e poi consapevolmente attraverso l'atto fotografico) il proprio stato mentale e la fragilità del corpo su oggetti fisici tangibili che si caricano e si trasformano in frammenti di ricordi, metafore e simboli affettivi personali.
Il tempo non si limita a distruggere; lascia certamente segni, graffi, impronte e solchi sulla superficie materica ma anche dentro l'anima, nel profondo.
Così, questa azione del "Fotografare la fragilità", prima che la perdita si compia del tutto, appare come un atto di profonda cura e preparazione, nel quale è intenso il desiderio di trattenere la memoria, i ricordi importanti che non si vogliono perdere. Attraverso questo processo, tramite questa osservazione fisica e affettiva della realtà esterna ed interna, è possibile giungere infine alla consapevolezza che Tutto è destinato a trasformarsi e che il tempo presente è talmente inafferrabile che sfugge alla presa nel momento stesso in cui esso accade. Arrivati a questo punto allora, la paura della dissoluzione e l'angoscia, possono trasformarsi in qualcosa di diverso e divenire quello spazio maturo di contemplazione e accettazione nel quale riconoscere l'impotenza della volontà rispetto la necessità dell'Universo.
Non è certamente possibile fermare il tempo reale che consuma i corpi e i ricordi, ma si può eternare la forma della fragilità di questi ultimi. La degradazione della materia cessa allora di essere un processo subito passivamente trasformandosi, attraverso la Fotografia, in occasione di meditazione sulla nostra stessa condizione umana in cui l'autore (e con lui chi osserva) smette di lottare contro il tempo e impara ad abitare le proprie crepe. (Vanni Pandolfi)
"Broken nasce dalla percezione sempre più intensa dell'impermanenza. Essere figlio unico, senza figli, di genitori ormai anziani mi pone inevitabilmente di fronte alla fragilità del tempo, alla consapevolezza della perdita e al dissolversi della memoria. È un sentimento che mi accompagna e che, credo, appartenga prima o poi a ciascuno di noi, chiamato a confrontarsi con la propria condizione umana.
Il progetto prende forma proprio da questa esigenza: dare un'immagine a quel senso di vuoto che spesso mi assale, trasformando un'esperienza profondamente personale in una riflessione universale sull'assenza, sulla memoria e sul tempo.
Attraverso fotografie simboliche, paesaggi sospesi, oggetti segnati dal tempo e scene ricostruite, Broken esplora ciò che rimane quando il passato inizia a dissolversi. Le immagini non raccontano fatti, ma evocano assenze, ricordi che si fanno incerti e le tracce di un'identità continuamente ridefinita dalla perdita.
La memoria diventa così un territorio fragile, mutevole, destinato a trasformarsi. Eppure, proprio nel tentativo di trattenerla, emerge anche la possibilità di una ricostruzione. Fotografare diventa allora un gesto di resistenza: un modo per esorcizzare il senso di perdita, dare forma all'assenza e cercare, tra le crepe della memoria, una possibilità di permanenza.
Broken è concepito come un progetto aperto, destinato a trasformarsi insieme alla vita e alle esperienze che lo alimentano. Non aspira a una forma definitiva, ma accoglie il tempo come parte integrante del proprio linguaggio, continuando ad arricchirsi di nuove immagini, nuovi simboli e nuove riflessioni.
Broken è, in fondo, un lavoro sul lutto prima ancora che il lutto si compia. Ma è anche un atto di fiducia: la ricerca di una speranza che sopravvive alla dissoluzione, la convinzione che persino ciò che è distrutto o perduto possa continuare a custodire un significato." (Simone Pastorini)
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"Broken", the photographic project by Simone Pastorini, succeeds in transforming an intimate, melancholy, and painful reflection centered on loss and the aging of family bonds into a rigorous, elegant, and universal visual language. The cracks, roots, and blurred horizons certainly allude to the transience and disappearance of existence, yet it is the very act of photographing and composing that becomes the pillar through which to hold onto and give shape to what would otherwise be lost and forgotten. Photography is thus what manages to bestow a certain semblance of permanence upon things, wresting them from the inexorable flow of Time. Simone’s photographic language, through the choice of a deep, tactile black and white—rich in nuance and stark lighting contrasts—proceeds to strip the photographs of any anecdotal or temporal distraction, isolating the elements within an undefined and unknown territory whose connotations are not strictly physical or geographical, but rather comparable to the dimension of personal experience.
The mineral textures, the engraved stone, the visible cracks on the rock, and the vertical fissures seem to act as direct metaphors for vulnerability and aging. In Broken, therefore, the degradation of matter is not a mere aesthetic choice or a formal pretext, but the semantic and conceptual engine of the entire project; it is the concrete language through which the abstract idea of "time and impermanence" takes on a visible and tangible form. Crumbling, cracking, or wearing away, matter here becomes a powerful psychophysical projection: faced with a pain or a fear that is too abstract and emotionally overwhelming (loss, aging parents, oblivion), the author involuntarily—and then consciously through the photographic act—transfers his own mental state and the fragility of the body onto physical, tangible objects. These objects become charged, transforming into fragments of memories, metaphors, and personal emotional symbols. Time does not merely destroy; it certainly leaves marks, scratches, imprints, and grooves on the physical surface, but also deep within the soul.
Thus, this act of "photographing fragility" before loss is fully realized appears as an act of profound care and preparation, driven by an intense desire to hold onto memory and the important recollections one refuses to lose. Through this process—via this physical and emotional observation of both external and internal reality—it becomes possible to eventually reach the awareness that Everything is destined to transform, and that the present moment is so elusive that it slips from one's grasp the very moment it occurs. Having reached this point, the fear of dissolution and anguish can transform into something else, becoming that mature space of contemplation and acceptance in which one recognizes the powerlessness of the will in the face of the universe's necessity. It is certainly impossible to stop real time from consuming bodies and memories, but one can eternalize the form of their fragility. The degradation of matter then ceases to be a passively endured process, transforming through Photography into an opportunity for meditation on our very human condition—a space where the author (and, with him, the viewer) stops fighting against time and learns to inhabit his own cracks.
"Broken stems from an increasingly intense perception of impermanence. Being an only child, childless, with aging parents, inevitably places me before the fragility of time, the awareness of loss, and the fading of memory. It is a feeling that stays with me and one that, I believe, eventually belongs to each of us as we are called to confront our human condition.
The project takes shape from this very need: to give an image to that sense of emptiness that often overcomes me, turning a deeply personal experience into a universal reflection on absence, memory, and time.
Through symbolic photographs, suspended landscapes, time-worn objects, and reconstructed scenes, Broken explores what remains when the past begins to dissolve. The images do not recount facts; instead, they evoke absences, memories that grow uncertain, and the traces of an identity continuously redefined by loss.
Memory thus becomes a fragile, shifting territory, destined to transform. Yet, in the very attempt to hold onto it, the possibility of reconstruction emerges. Photographing becomes an act of resistance: a way to exorcise the sense of loss, give shape to absence, and search—among the cracks of memory—for a possibility of permanence.
Broken is conceived as an open project, intended to evolve along with the life and experiences that feed it. It does not aspire to a definitive form, but embraces time as an integral part of its language, continually enriching itself with new images, new symbols, and new reflections.
Ultimately, Broken is a work on grief before grief takes place. But it is also an act of trust: the search for a hope that survives dissolution, the conviction that even what is shattered or lost can continue to hold meaning."(Simone Pastorini)
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